lunedì 1 dicembre 2014

IL PD BOCCIA IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI DI ZANANTONI E PROPONE UN "TAVOLO PARTECIPATO" PER COINVOLGERE LA SOCIETA' CIVILE


La mozione di Zanantoni che  chiedeva all’Amministrazione Comunale  di istituire un apposito “Registro delle Unioni Civili” che servisse come riconoscimento di un rapporto esistente fra due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, tutelandone la pari dignità, è stata discussa nel Consiglio Comunale del 26 novembre u.s. e respinta col voto contrario di tutto il centrosinistra (PD e lista civica Insieme per Muggiò) e l’astensione del Movimento 5 Stelle. Viene qui trascritto l’intervento da me fatto in questa occasione.


“Voglio dare un mio personale contributo a questo dibattito su un tema che è d’attualità, ma che non può essere considerato ‘nuovo’. Infatti, un registro per le ‘unioni civili’ fu adottato per la prima volta dal Comune di Empoli già nel 1993 (più di vent’anni fa!). E a quanto ci suggeriscono alcune statistiche, non è neanche considerato prioritario dalla stragrande maggioranza degli  amministratori   locali.


Infatti, in Italia ci sono 8.057 Comuni e soltanto 160 di essi, ad oggi, hanno adottato un registro per le coppie omoaffini; quindi, meno del 2%! L’ultimo dell’elenco è il Comune di Rho che ha istituito questo registro il 2 ottobre di quest’anno.


Non c’è stato, quindi, un ‘effetto valanga’, come ce lo si poteva aspettare. Perché? Le motivazioni sono molteplici; mi limito a citarne due. La prima è che molti amministratori considerano questa discussione di pertinenza del Parlamento, più che delle amministrazioni comunali. Dobbiamo parlare – per poi legiferare - di famiglia, di diritti delle unioni civili, di persone con legami omoaffettivi, che non devono essere discriminate; sono in gioco, insomma, valori e tradizioni plurisecolari che s’inquadrano in una concezione più generale della vita e della società, che meritano di essere affrontati in tutti i loro aspetti, da quelli sociologici a quelli antropologici, da quelli filosofici a quelli teologici. Volendo, inoltre, garantire una soluzione omogenea per tutto il Paese è ragionevole pensare che la riflessione e le decisioni vengano prese a livello nazionale, dal Parlamento. L’altra motivazione  è che molti amministratori locali sono d’accordo con quegli illustri giuristi, che ritengono che le leggi attuali tutelino già le coppie omoaffini e le coppie eterosessuali conviventi, senza bisogno, quindi, di una nuova normativa. Afferma il prof. Bruno Ferraro, presidente onorario della Corte di Cassazione: “Non riesco a vedere lacune suscettibili di essere colmate con norme di nuova emanazione”. Non esiste nessun problema di tipo successorio, di subentro nel contratto di locazione, di possibilità di visitare in carcere e in ospedale il partner, di reversibilità della pensione del partner: tutti questi diritti, e altri ancora, sono già garantiti oggi.


Laddove il registro è stato adottato che cosa è successo? C’è stata una corsa all’iscrizione? Lascio parlare anche qui alcuni dati. A Monza (120.000 abitanti) nel registro, istituito nel febbraio di quest’anno, sono iscritte 6 coppie; a Legnano (58.000 ab) 9 coppie (registro istituito nell’ottobre dello scorso anno); a Vimercate (25.000 ab) 6 coppie (registro istituito nell’aprile dello scorso anno); Arcore (17.000 ab) 2 coppie (registro istituito nell’aprile dello scorso anno). Questi dati non sono esibiti per costruire un alibi ed eludere il problema ma per definire meglio il contesto. Quando in gioco ci sono diritti da tutelare, fosse anche per una sola persona noi pensiamo che si debba agire e risolvere il problema.



Zanantoni ha chiaramente tentato con questa mossa di sparigliare le carte nel Partito Democratico, sperando di far emergere contrapposizioni latenti e provocare tensioni interne. Ma rimarrà deluso, perché il PD ha già affrontato questo tema, a livello locale e nazionale, trovando un punto di equilibrio tra le diverse sue anime.


Su questo tema la posizione del PD a livello locale è riportata nel programma elettorale del sindaco Fiorito, che qui ripropongo. “Sarà istituito un apposito Tavolo, partecipato anche da componenti rappresentative della società civile, per affrontare l’istanza sociale posta da relazioni affettive che non sono riconosciute “famiglia”. Con lo scopo di individuare soluzioni amministrative, nell’alveo della Costituzione  e nei limiti delle competenze comunali, atte a garantire il godimento dei diritti civili di ciascuna persona, anche di unioni basate su vincolo affettivo, mutualità e solidarietà dovute a parentela, affido”.  Questo passaggio era stato inserito nel programma  del sindaco Fiorito dopo un approfondito e costruttivo dibattito con il Forum delle Associazioni Familiari di Monza e Brianza, che alla fine lo trovarono  in perfetta consonanza con la loro posizione.


Noi riteniamo la soluzione del ‘tavolo partecipato’, una scelta giusta, più innovativa e democratica perchè nasce dalla convinzione che i partiti non possono occupare tutti gli spazi del vivere civile e legiferare su tutti gli aspetti in cui si articola la società in assoluta autonomia, in nome di una delega che non ha su alcuni temi. Su alcuni temi, come questo ed altri ‘eticamente sensibili’, è doveroso e opportuno coinvolgere i cittadini, singolarmente o attraverso le associazioni più rappresentative e affini ai temi trattati.



Una scelta dilatoria per guadagnare tempo, che nasconde una difficoltà di posizionamento? Neanche per idea. Il PD ha già da tempo espresso una posizione chiara con il suo segretario nazionale, Matteo Renzi: alle coppie omoaffini verranno riconosciuti “quasi” tutti i diritti delle coppie eterosessuali unite da un vincolo matrimoniale; dove il “quasi” fa unicamente riferimento al tema delle adozioni, sul quale è in corso un serio approfondimento. Ricordo che è in avanzato stato di gestazione un disegno di legge del governo guidato da Renzi sulle unioni civili.



A questo punto, ributto la palla nel campo di Zanantoni e gli chiedo come mai non abbia realizzato questo registro delle unioni civili durante i 10 anni del suo mandato da sindaco, se lo riteneva idoneo a risolvere un problema che gli è sempre stato a cuore?  Azzardo una risposta: non lo ha fatto perché all’interno della sua coalizione di centrodestra erano presenti con un peso determinante esponenti di un movimento di area cattolica, con il quale difficilmente avrebbe trovato un punto di equilibrio su questo tema. Non essendoci più questa presenza – a livello di Consiglio Comunale – Zanantoni prende ora il coraggio a due mani e presenta la proposta del registro per le unioni civili. E’ nel centrodestra che noi troviamo posizioni differenti su queste tematiche. Ribadisco, invece, che nell’ambito del PD le varie anime che lo compongono, hanno trovato una posizione condivisa. Per quanto mi riguarda, da cattolico democratico, impegnato laicamente nelle istituzioni, non mi sento in imbarazzo nell’affrontare il tema dei diritti delle unioni civili, anche perché la Chiesa di oggi – la Chiesa post-conciliare e di Papa Francesco – mostra una sensibilità e una disponibilità ad affrontare questi temi, che facilitano il compito di chi è impegnato nelle istituzioni con il compito di legiferare.


Non si può parlare dei diritti delle unioni civili senza far riferimento a un contesto più generale che ha visto negli ultimi tempi una proliferazione incalzante  di modelli familiari – dalla famiglia ‘legittima’, fondata sul matrimonio, alle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso – senza una riflessione più vasta e generale. Anche il legislatore si trova diviso tra l’esigenza di fare i conti con la diffusione dei nuovi costumi familiari e quella di trovare un ancoraggio etico e sociale, che sia un punto di riferimento stabile e certo. Questo ancoraggio nel nostro Paese è sicuramente rappresentato dalla Costituzione, laddove nell’art. 29 recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, definendone oltre i diritti anche i doveri negli articoli 30 e 31.  Nell’articolo 2 troviamo, invece, la tutela dei diritti anche delle copie di fatto, oltre che della famiglia legittima: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità …” . In queste formazioni sociali, al primo posto c’è la famiglia. La giurisprudenza costituzionale mette in evidenza come famiglia legittima e unioni civili non possono essere omologate e poste sullo stesso piano: nella convivenza prevale la soggettività individuale, nella famiglia basata sul matrimonio prevale la stabile istituzione sovra-individuale.


Questa posizione sosterrò al “tavolo partecipato” , dove sarò favorevole all’istituzione del “Registro delle coppie omoaffettive”, a patto che nel dispositivo istitutivo si espliciti chiaramente che esso ha una rilevanza meramente amministrativa e che non interferirà col diritto di famiglia e con altra normativa di tipo civilistico, riservata allo Stato.



Concludo affermando che per motivi di coerenza e di rispetto del nostro elettorato, su questo tema ci atterremo a quanto scritto nel nostro programma elettorale che prevede – come già ricordato – l’istituzione di un “tavolo partecipato” anche da componenti rappresentativi della società civile.


Mi auguro che questa proposta trovi anche il consenso del consigliere Zanantoni. Se così non fosse saremo costretti a votare contro la sua mozione.

IL

1 commento:

  1. Riascoltando la videoregistrazione della seduta consigliare (che si trova sul sito del Comune) mi vengono da fare molte altre considerazioni; mi limito per ora a questa: perché Zanantoni, che asserisce di aver sempre avuto a cuore questo tema dei diritti delle persone omoaffini non lo ha inserito nel suo programma? Sempre per lo stesso motivo: nella sua eterogenea e pletorica coalizione c'erano molte forze che non avrebbero approvato questo disegno. Questo testimonia che la confusione c'è nel campo del centrodestra e non del centro sinistra.

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