mercoledì 19 febbraio 2014

CONTESTATO IL "GIORNO DEL RICORDO". DI CHI SONO LE RESPONSABILITA'? CHIEDIAMO CHIARIMENTI


Quello che paventavamo, domenica 16 febbraio è accaduto. Nello svolgersi dell’iniziativa dell’Amministrazione Comunale per il ‘Giorno del ricordo’, dedicato alla commemorazione delle vittime dei massacri delle foibe  e dell’esodo giuliano-dalmata in piazza Norma Cossetto*, rappresentanti di Rifondazione Comunista hanno cercato di interromperla, suscitando la reazione di alcuni giovani - e meno giovani – di destra e di estrema destra (‘Forza Nuova’), presenti e allertati. Non c’è stato scontro fisico solo per la pronta interposizione di un nutrito numero di carabinieri. Il motivo del dissenso di Rifondazione era legato soprattutto alla presenza sul palco, col compito di leggere una preghiera, della signora Francesca Montagni Marchiori, vicepresidente dell’Associazione Battaglione Bersaglieri Volontari ‘Bruno Mussolini’**, considerata ‘fascista’.

Alla manifestazione era presente anche una delegazione del Partito Democratico che non si è fatta coinvolgere nella inopportuna e poco edificante bagarre. Sia innanzitutto chiaro a tutti che il nostro partito condivide le motivazioni con cui il Parlamento italiano, nel marzo del 2004, quasi all’unanimità, ha istituito il “Giorno del ricordo”.
 Il nostro il giudizio sulle foibe concorda con quello espresso da Giorgio Napolitano il 10 febbraio 2007 durante la prima commemorazione: “Un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica.” Condividiamo pure l’auspicio da lui espresso nel 2011: “L'essenziale è non restare ostaggi nè in Italia, né in Slovenia, né in Croazia, degli eventi laceranti del passato. Le nuove generazioni, slovene, croate, italiane si riconoscano in una comune appartenenza europea che arricchisce le rispettive identità nazionali.” Sappiamo che parte della destra politica italiana vuol mettere il proprio marchio su questa festa nazionale: noi con la nostra presenza rispettosa ma determinata contrasteremo questa volontà.

Se l’obiettivo è quello di attenersi alla verità dei fatti per esprimere giudizi motivati sulle responsabilità, sentimenti di pietà per le vittime e i loro famigliari e per facilitare la rappacificazione, allora le autorità istituzionali devono allestire eventi celebrativi che siano equilibrati, senza cedere alla tentazione di provocare scontri o di alimentare polemiche. Mi pare che la scelta di invitare la signora Montagni Marchiori, che dalle informazioni attinte dalla rete informatica risulta legata al mondo della destra estrema non vada in questa direzione. Sul volantino del Comune è scritto che la signora Montagni è stata insignita di una Medaglia del Presidente della Repubblica. Signor Sindaco, ne siamo sicuri, vero? Perché non ho trovato conferma da nessun altra parte. Se non fosse vero, sarebbe grave. Ma per fugare ogni sospetto e togliere alibi a preannunciati gesti di contestazione, sarebbe stato sufficiente smentire, da parte sua, sindaco Zanantoni, o da parte dell’interessata un’appartenenza a movimenti di estrema destra. Questa smentita, purtroppo, non è arrivata.   

Rifondazione Comunista afferma anche che nell’intervento del Sindaco sia stato vilipeso il Presidente della Repubblica. Spero che non sia vero. Sono andato a leggere dichiarazioni recenti e antiche di Giorgio Napolitano sul tema delle foibe: il suo pensiero è sempre stato lineare, coerente e rispettoso della verità storica. Ma anche su questo punto basterebbe che Zanantoni smentisca i giudizi di Rifondazione per mettere a tacere inutili e dannose polemiche.

Ciò detto per quanto concerne la cronaca, mi pare opportuno, per ripristinare la verità storica ricordare quanto avvenuto ai confini orientali dell’Italia durante – e dopo – la seconda guerra mondiale. Centinaia e centinaia di italiani, più o meno collusi col fascismo, sono stati ammazzati e gettati nelle foibe dai partigiani di Tito, in nome di una pulizia politica, oltre che etnica, che condanniamo senza se e senza ma. Dobbiamo, però, anche ricordare che dopo la prima guerra mondiale, nei territori assegnati all’Italia in questa zona di confine (Istria e parte della Dalmazia) il regime fascista di Mussolini impose una ‘snazionalizzazione forzata’ al popolo slavo qui residente, che non fu indolore e che favorì l’insorgere di sentimenti di odio e di ostilità nei nostri confronti. Ricordo che gli slavi furono pesantemente emarginati, costretti a ‘italianizzare’ i loro nomi e a usare la lingua italiana nei luoghi pubblici; gli insegnanti slavi furono sostituiti da insegnanti italiani. Ancora, durante la seconda guerra mondiale, l’occupazione italiana dell’Istria si accompagnò a comportamenti tali - villaggi incendiati ed esecuzioni sommarie – da indurre i Vescovi di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume a rivolgersi a Mussolini per far cessare queste violenze.

Il “Giorno del ricordo” non può, e non deve essere appannaggio della destra. Lo diciamo da antifascisti veri, che non hanno mai avuto titubanze nel condannare altri totalitarismi e che considerano la Costituzione nata dalla lotta di liberazione il faro guida per il nostro Paese e per le nostre scelte politiche.

A nome dei consiglieri del PD presenterò nel prossimo consiglio comunale un’interpellanza su quanto accaduto per fare chiarezza, con l’auspicio che il contesto della prossima celebrazione del “Giorno del ricordo” sia diverso e improntato al rispetto della verità storica e all’obiettivo di contribuire a un processo di vera rappacificazione


Carlo Fossati
*Norma Cossetto, studentessa italiana, istriana, dopo essere stata violentata fu uccisa dai partigiani titini nel 1943 nei pressi della foiba di Villa Surani. Ad essa, lo scorso anno. è stata intitolata dall’amministrazione comunale una piazza.

** Il Battaglione dei Bersaglieri Volontari si è scelto il nome di “B. Mussolini”, dove “B.” sta per “Bruno” e non per “Benito”: Bruno era il figlio di Benito Mussolini.






Nessun commento:

Posta un commento