martedì 10 dicembre 2013

MATTEO RENZI E TRE MILIONI DI ELETTORI VINCONO LE PRIMARIE DEL PD. A MUGGIÒ ALLE URNE IN 907: RENZI OTTIENE IL 72,5% DEI CONSENSI.


In casa del PD le primarie dell’8 dicembre erano attese con una certa apprensione, perché capitavano in una situazione di grave crisi economica e politica. Come avrebbe risposto l’elettorato, la cui fiducia nei confronti dell’intera classe politica era – ed è - ai minimi storici? La paura di un flop per il prevalere dell’astensionismo era reale e traspariva anche dalla decisione di porre l’asticella da superare a quota 1 milione e mezzo di elettori. Questa paura, però, scompariva dall’orizzonte già poche ore dopo l’apertura dei seggi domenica 8 dicembre: la gente affluiva con ritmo costante e davanti alle sedi dove erano ubicate le urne si formavano lunghe code. Che bello spettacolo: il popolo del centrosinistra, ancora una volta, stava rispondendo in maniera splendida al richiamo delle primarie, dimostrando di essere migliore della classe dirigente.

Alla fine della giornata gli elettori delle primarie sono risultati essere circa tre milioni: un successo insperato alla vigilia. Anche a Muggiò la risposta è stata molto positiva: ben 907 cittadini hanno votato. Matteo Renzi ha stravinto a tutti i livelli. A Muggiò ha ottenuto 658 voti, pari al 72,5 %, mentre Pippo Civati ha ottenuto 153 voti (16,9%), e Cuperlo 96 voti (10,6%).

I risultati nazionali hanno confermato la netta vittoria di Renzi (68%) su Cuperlo (18%) e Civati (14%). Alla guida del PD ci sarà quindi un giovane di 38 anni (la stessa età di Civati), che ha puntato tutta la sua proposta politica sul tema del cambiamento (“cambiare verso”). Renzi è un leader post ideologico. Berlusconi non potrà usare contro di lui la definizione spregiativa di “comunista”. Renzi non è un comunista. Per screditarlo qualcuno ha messo in dubbio, anzi, la sua appartenenza alla sinistra, applicando categorie ormai obsolete. Renzi per formazione e per storia personale si colloca saldamente nell’area dei partiti progressisti e riformisti europei.

Certamente l’affermazione così ampia di Renzi creerà qualche problema all’interno del PD. E’ evidente che è stata  decretata – ma non da Renzi, bensì dai tre milioni di elettori - la sconfitta della nomenklatura che per vent’anni ha guidato il centrosinistra, ritenuta responsabile di gravi errori e di complicità col berlusconismo. Ma il risultato delle primarie non ha segnato la fine della sinistra, ma la fine di un gruppo dirigente della sinistra, come ha opportunamente dichiarato Renzi.

Ora Renzi, raccogliendo l’invito di Prodi, dovrà garantire l’unità del partito, tenendo conto delle diverse sensibilità presenti e mettendo in campo doti di equilibrio e di mediazione, che fanno grande un partito politico. E’ di buon auspicio il fatto che sia Cuperlo che Civati si siano messi a disposizione di Renzi per collaborare con lui nell’attuazione di una politica di cambiamento radicale.

Renzi ha una grossa responsabilità: rappresenta l’ultima speranza per far uscire democraticamente il nostro Paese dalle sabbie mobili in cui è precipitato. Se fallisse, si aprirebbero per l’Italia scenari inquietanti. Ora deve tradurre le parole in fatti, realizzando quegli obiettivi che sono stati alla base del consenso e della fiducia in lui riposte dagli elettori delle primarie.

Tra questi punti essenziali stanno le riforme istituzionali, con il varo di una nuova legge elettorale che favorisca il bipolarismo, il taglio dei costi della politica con l’abolizione del senato e delle provincie, proposte efficaci per creare nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, sgravi fiscali per favorire chi lavora (stipendi più pesanti) e chi intraprende (riduzione del costo del lavoro), iniziative per cambiare il ruolo dell’Europa, che dopo la stagione del rigore e dell’austerity deve favorire la stagione della ripresa e della crescita.

Con Renzi il PD ha una responsabilità molto impegnativa, perché rappresenta l’unica forza veramente democratica capace di contrastare il populismo di Berlusconi, che con la riesumazione di Forza Italia ripropone le stesse ricette fallimentari di vent’anni fa e quello di Grillo e del suo movimento, che in un contesto drammatico non trova di meglio che celebrare a Genova l’ennesimo “Vaffan day” per insultare tutti.

Matteo è partito col piede giusto sulla via del rinnovamento nominando una segreteria dove sette persone su dodici sono donne e dove l’età media è di 36 anni.

Concludo con una riflessione che riguarda le ripercussioni a livello locale di questo risultato delle primarie: a maggio ci saranno le elezioni amministrative e il PD le affronterà presentando un progetto di sviluppo della città, che verrà costruito assieme ai cittadini e alle associazioni più rappresentative. I nostri interlocutori privilegiati saranno i cittadini. Non solo apriremo loro le porte delle nostre sedi e delle nostre liste, ma andremo a sollecitarli dove vivono e dove lavorano. Parleremo ai giovani, soprattutto, dando loro l’opportunità di verificare come sia bello fare politica, se sospinti da uno spirito di servizio verso la propria comunità. Solo in un secondo tempo affronteremo il tema delle eventuali alleanze  con le forze politiche. Il criterio con cui costruiremo queste alleanze sarà la condivisione del nostro progetto di città e del nostro candidato sindaco: non accetteremo condizionamenti o patteggiamenti, perchè vogliamo garantire ai cittadini, in caso di vittoria, che questo progetto, costruito con loro, verrà realizzato.

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