giovedì 22 novembre 2012

BERSANI E’ UNA PERSONA SERIA E AFFIDABILE. RENZI INTERPRETA MEGLIO LA VOGLIA DI CAMBIAMENTO RADICALE.



Onore al merito per chi ha voluto fortemente le ‘primarie del centrosinistra’ (Bersani), perché hanno consentito un vero processo di partecipazione democratica e si sono confermate un efficace antidoto al dilagante atteggiamento di anti-politica, ampiamente connotato di qualunquismo, intercettato da Beppe Grillo e dal suo movimento. Bravi anche i cinque candidati che si sono misurati civilmente fra loro, con qualche inevitabile asprezza, ma senza mai trasformare la competizione in una rissa. Chi ha seguito il confronto sui media ha potuto conoscere i loro programmi e le ricette concrete elaborate per risolvere i gravi problemi del Paese: programmi in larga parte simili, convergenti e, comunque, fra loro compatibili, che delimitano uno spazio in cui i cinque competitori – e i loro elettori – possono proficuamente stare.

A chi mi ha chiesto per chi voterò domenica 25 novembre, ho finora risposto restringendo le mie opzioni a due competitors: Bersani e Renzi. Bersani è una persona seria, onesta, preparata, autorevole, stimata anche dagli avversari, che ha già dimostrato doti di governo, tenace, capace di mediare, di fare sintesi e rassicurare. Quello che non mi convince del tutto è l’apparato e certi personaggi che lo circondano e il fatto che anche il nostro partito, di cui Bersani è segretario, non abbia combattuto in maniera chiara e determinata gli inaccettabili privilegi della ‘casta politica’, recentemente emersi con inconfutabile e stomachevole evidenza.

Renzi, invece, ha portato una ventata di freschezza e di energia, con qualche connotazione di esuberanza e spavalderia, tipiche di chi è, e si sente, giovane; ha colto il desiderio diffuso fra la gente di voltare pagina, di segnare una profonda discontinuità col passato, attraverso un rinnovamento radicale della classe politica, responsabile – certo, con una gradazione di responsabilità diversa, tra chi ha governato e chi è stato all’opposizione – della grave situazione di crisi del Paese. Renzi ha saputo intercettare il consenso di un elettorato più ampio di quello che si è fin qui riconosciuto nel Partito Democratico; un elettorato moderato, di centro-destra, ma anche un elettorato più giovane, insofferente della vecchia nomenclatura partitica. Il processo innescato da Renzi ha già prodotto qualche frutto ma, soprattutto, appare inarrestabile. L’incremento del consenso del PD, che nelle ultime settimane è passato dal 25 al 30% è in gran parte merito suo. I sondaggi dicono che la spunterà Bersani e sono certo che Bersani, nella sua saggezza, saprà tener conto di e valorizzare Renzi con tutte le sue positive istanze.

Allora, come voterò domenica? Non lo so ancora; giudicherò fino alla fine le loro mosse per sciogliere i miei dubbi. Per ora prevale in me la voglia di un cambiamento radicale, di un profondo rinnovamento del partito, di un taglio con certe ambiguità e connivenze del passato. Anche se ho un certo timore di questa svolta radicale, che non è scevra di rischi; svolta radicale che è, sicuramente, meglio impersonata da Renzi, il quale, mi auguro, nel caso di vittoria, quando dovrà porre mano al progetto di ‘rottamazione’ da lui evocata, sappia comunque avvalersi della saggezza e dell’esperienza di quei parlamentari democratici che hanno ben operato nel passato, che hanno ancora entusiasmo ed energie da mettere in campo e che non meritano di essere ‘rottamati’ solo per ragioni anagrafiche.

Nel caso in cui vincesse Bersani, mi auguro che voglia proseguire nel disegno di rinnovamento radicale di cui si sente il bisogno e consideri Renzi e i ‘renziani’ una vera risorsa del Partito Democratico, da valorizzare e non da emarginare.

 

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