mercoledì 5 settembre 2012

CARLO MARIA MARTINI: UN GRANDE GUARDIANO DI CONFINE


La partecipazione commossa di centinaia di migliaia di persone che hanno reso omaggio alla salma del cardinale Carlo Maria Martini e hanno partecipato al suo funerale, ha dimostrato di quale grande stima e di quale sincero affetto Egli fosse circondato.

Reputo doveroso commemorare, senza retorica, colui che fu, per me, un maestro di vita. Viviamo in una società nella quale vi è una disperata ricerca di senso, in una scuola della vita nella quale i maestri sono rari quando non assenti. Molti di noi, credenti e non credenti, si sarebbero sentiti ancora più soli e disorientati, se non avessero trovato lungo il cammino la luce intensa di un padre spirituale, dal rigore pari alla dolcezza.  Martini ha sempre avuto una parola e un gesto per tutti. Non dimentichiamo che la sua prima iniziativa, come arcivescovo di Milano, fu quello di recarsi al carcere di San Vittore.

Ricordo l’emozione con cui nel 1980 lessi la sua prima lettera pastorale: ‘Dimensione contemplativa della vita’, dove sono racchiuse le intuizioni che poi hanno trovato ampio seguito nell’azione pastorale di Martini, tra cui il ‘primato della Parola’. Martini, nominato arcivescovo di Milano il 29 dicembre 1979, il 10 febbraio 1980 aveva fatto l'ingresso nella diocesi ambrosiana. Nel novembre dello stesso anno avviò un’iniziativa che raccolse grande successo: la Scuola della Parola, per insegnare a leggere e a gustare un testo biblico. Molti di noi ricordano le navate del Duomo di Milano gremite di fedeli di ogni età, ma soprattutto di giovani, affascinati e aiutati dal vescovo Martini nello scandagliare in profondità il tesoro immenso delle Scritture.

La fama e il prestigio di Martini erano tali per cui nel 1986 fu nominato presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa. Nel 1987 avviò un altro progetto che ebbe grandissima risonanza: la ‘Cattedra dei non credenti’, occasione di incontro e di dialogo tra cristiani e non credenti, rivolta a tutti i "pensanti" senza distinzione di credo.

Massimo propulsore dell'ecumenismo tra le varie Chiese cristiane, sollecitò a Milano la fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane. Al contempo promosse coraggiosamente il dialogo tra cristiani ed ebrei, segnando una svolta non solo a Milano e in Italia, ma in Europa e in Occidente. L’11 luglio 2002, al compimento dei 75 anni,  vennero accettate dal papa le dimissioni secondo le norme del Codice di diritto canonico. Martini potè così realizzare il suo sogno: trasferirsi a Gerusalemme, per riprendere gli amati studi biblici. Ma nel 2007 fu costretto dalla malattia, il morbo di Parkinson, a ritornare in Italia, all’Alloisianum di Gallarate, casa di riposo per gesuiti bisognosi di assistenza. In questo periodo, sul finire del mio mandato di sindaco, sondai la possibilità di promuovere un incontro cittadino col cardinale, ma desistetti quando mi si disse che l’autonomia di Martini a stare in pubblico era limitata a 15-20 minuti: sarebbe stato insensato infliggere al cardinale un’altra sofferenza.

Quest’estate ho letto due libri - che consiglio caldamente - che mi hanno aiutato ad approfondire il ruolo avuto dal cardinale Martini nella storia della Chiesa, e non solo, negli ultimi decenni. Il primo è stato ‘Conversazioni notturne a Gerusalemme’: un libro straordinario in cui due uomini di fede – Martini e Georg Sporschill, gesuita austriaco che viveva insieme ai bambini di strada in Romania e in Moldavia - cercano di rispondere concretamente alla crisi etica della società contemporanea. I temi toccati sono vivi e brucianti: perché credere in Dio? Da dove viene il male? Cosa vuole Dio da noi? Come guarda la Chiesa i giovani d’oggi? E ancora domande sulle problematiche legate alla sessualità, sull’amicizia, sul rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno. “C’è stato un tempo in cui – dice Martini – ho sognato una Chiesa nella povertà e nell’umiltà, che non dipende dai poteri di questo mondo … una Chiesa che infonde coraggio soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori.  Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa.” Ma anche in queste circostanze Martini invita ad alzare lo sguardo con fiducia perché “lo Spirito è all’opera”; stimola alla scoperta del grande tesoro della Parola di Dio; incoraggia a sentirsi protagonisti della Chiesa per contribuire a farle prendere il largo nel mare agitato del mondo; impegna a non tirarsi mai indietro nella sfida per la giustizia e per la pace.

Il secondo libro è stato ‘Storia di un uomo – Ritratto di Carlo Maria Martini’, di Aldo Maria Valli (vaticanista del TG1), che racconta con intensità emotiva le tappe che hanno scandito il cammino umano e spirituale del cardinale: da Torino a Roma, da Milano a Gerusalemme e Garbagnate. Il ritratto di un uomo, un pastore innamorato di Dio e della Chiesa. Un testimone che ha sempre unito il rigore dello studio delle Scritture, alla passione per le vicende culturali, sociali e politiche. Nella bella prefazione Ferruccio de Bortoli scrive: “Martini crede nei cercatori e nei pionieri, nei costruttori di ponti, diffida degli steccati e dei muri. Cercare, andare oltre, non fermarsi di fronte alle difficoltà: l’essenza dello spirito conciliare, troppo spesso tradito in questi ultimi anni, anche all’interno di una gerarchia ecclesiastica, dalla quale Martini prende, non raramente, le distanze.  Ciò che unisce chi crede e chi non crede è l’inquietudine dell’esistenza, quella ricerca di senso che spinge al dialogo. Il dialogo sui temi della vita e sui confini della bioetica si alimenta di questo fecondo spirito di comprensione delle ragioni dell’altro.”

Queste riflessioni di de Bortoli richiamano alla mia mente una definizione efficace di un altro autorevole giornalista, Paolo Mieli, che definì Carlo Maria Martini ‘un grande guardiano di confine’, Lui che si dichiarò inizialmente restio alla nomina ad arcivescovo di Milano, poi rese il suo servizio in senso pieno, dal colloquio coi giovani alla presenza nelle periferie, dalla cattedra dei non credenti fino a ricevere le armi delle Brigate Rosse in arcivescovado per tentare una mediazione negli anni terribili della lotta armata.

Vorrei concludere questa commemorazione segnalandovi le riflessioni che il cardinale Martini fece il  3  ottobre  2008  al Centro San Fedele di Milano,  dove era stato chiamato a  presentare  un  libro  di suoi scritti su Papa Montini: “Io, vedete,  mi  trovo  a  riflettere  nel contesto di una morte imminente. Ormai sono già arrivato nell’ultima sala d’aspetto, o la penultima. Sono davanti alla prospettiva di una chiusura prossima dell’esistenza  e,  quindi,  mi  pare di sentire in maniera ancora più forte tutta la grandezza e l’oscurità di quel momento..” Qui è  .l’uomo che parla, non più il cardinale: anzi, l’uomo Martini si presenta in tutta la sua debolezza e parla a tutti, credenti e non credenti, chiedendosi  perché  Dio  ha voluto che passassimo per questa via - la morte - ed  entrassimo  nel  buio  che  tanto ci spaventa.   Il  card. Martini  così  prosegue: “Mi  sono più   volte  lamentato  col  Signore  perché morendo non ha  tolto  a  noi  la necessità di  morire. Sarebbe stato così  bello  poter dire: Gesù  ha  affrontato  la morte  anche al   nostro   posto.   Invece,  Dio  ha  voluto che  passassimo   per    questo   duro   calle  che  è  la  morte  ed entrassimo nell’ oscurità,  che  fa sempre un  po’  paura. Mi sono rappacificato  col pensiero  della morte quando ho compreso  che  senza  la morte non  arriveremmo mai a fare un  atto  di  piena  fiducia  in Dio…” A questo punto tornano in mente le parole con cui nelle ‘Conversazioni notturne a Gerusalemme’ rispose al suo interlocutore che gli aveva chiesto quale domanda si sarebbe sentito di rivolgere a Dio: “Gli chiederei se  in punto di morte mi verrà a prendere, se mi accoglierà. In quei momenti difficili, nel distacco o in punto di morte, lo pregherei di inviarmi angeli, santi o amici che mi tengano la mano e mi aiutino a superare la mia paura.”

Ecco, Carlo Maria ha superato questi momenti difficili e il Signore lo ha certamente accolto in paradiso, da dove continuerà ad amare e a perorare la causa di tutti gli uomini di buona volontà, credenti o non credenti, uomini del dialogo, cercatori e costruttori di pace e di giustizia.

 

2 commenti:

  1. Molto bello Carlo
    grazie per aver ripercorso le tappe e la vita del Cardinale
    Antonio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Antonio. Vorrei ricordare a te, perchè penso che tu l'abbia conosciuto, che il giovane che consegnò le armi al cardinale Martini, si chiamava Ernesto Balducchi, faceva parte dei Co.Co.Ri. (Combattenti Comunisti Rivoluzionari), un gruppo contiguo alle Brigate Rosse e frequentava l'oratorio della Taccona (i suoi genitori gestivano un bar in via Confalonieri).

      Elimina