martedì 31 maggio 2011

La lezione di Milano



Il centro sinistra fa un bel "cappotto" ai ballottaggi delle elezioni amministrative. 29 fra sindaci e presidenti di provincia i nostri eletti in questa tornata elettorale contro 12 eletti dal centrodestra. Tutte le grandi città sono conquistate: Milano, Napoli, Cagliari e Trieste, dopo aver vinto al primo turno a Torino e Bologna. Anche la Brianza ha fatto la sua parte: si è stravinto ad Arcore, Desio e Limbiate. Due settimane fa si è vinto a Vimercate, Vedano al Lambro e Verano Brianza. A Varedo si è perso per 43 voti. Al centrodestra sono andati Biassono e Lazzate.

Il vento è decisamente cambiato. A Milano lo “smacco” più grande. Berlusconi si aspettava un referendum per sé e per il suo governo. Ha perso le elezioni e ha visto dimezzare le proprie preferenze. Sembra applicarsi in questo caso una citazione famosa del presidente USA Abraham Lincoln : “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per il naso tutti tutto il tempo”. Parole che sembrano scritte proprio per la Lega Nord e Berlusconi: non si può prendere in giro il proprio popolo per sempre. Alla fine i nodi vengono al pettine e se ne pagano le conseguenze.

A Milano c’è molto da fare. Un esempio su tutti è il nuovo Piano di Governo del Territorio detto PGT, l’ex Piano regolatore. Quello adottato dalla Giunta Moratti prevede un incremento di 489mila abitanti entro il 2030. Un consumo selvaggio di territorio per una città esposta agli appetiti affaristici di imprese immobiliari che si lanciano alla conquista di interi quartieri. Un PGT che assegna diritti volumetrici a chi vuole costruire e che una volta assegnati non potranno essere revocati. Più che dall’invasione degli zingari (tanto utilizzata dai leghisti in campagna elettorale), i milanesi hanno visto un pericolo ancora più grande: lo scempio della città da parte di un governo cittadino che “si lava le mani” a favore dei “poteri forti” e contribuisce a peggiorare la qualità della vita dei milanesi. Siamo alle solite: affari solo per pochi, a spese di tutti.


Su questo punto Muggiò e Milano hanno molto in comune: anche a Muggiò si sta combattendo una battaglia contro la cementificazione. Nel 2009 il centrosinistra ha voluto ed approvato un PGT fortemente ispirato alla difesa delle poche aree verdi rimaste ed alla riqualificazione delle aree industriali dismesse (la ex “Ravizza” di via Europa/Bixio), con la previsione di un incremento di soli 400/500 residenti nei prossimi 10 anni.


In meno di due anni il PGT muggiorese viene attaccato e modificato dal centrodestra con il placido avallo della Lega Nord: un’area agricola del Parco del Grugnotorto è diventata edificabile per capannoni industriali. Un’altra area a nord di Muggiò (la c.d. “Brugola”) ha visto decadere il vincolo agricolo “strategico” dando così la possibilità di edificare.


Senza dimenticare il “via libera” che è stato dato per un aumento volumetrico della fallita multisala cinematografica nata, per volontà del centrodestra, nel cuore del parco sovracomunale del Grugnotorto senza neppure una strada che collegasse la multisala alla rete viaria ordinaria. Un’opera “demenziale” che ha inferto un colpo durissimo all’integrità del Parco e su cui sta indagando la magistratura per bancarotta fraudolenta e per le note infiltrazioni ‘ndranghetiste, un tema delicato su cui il nostro ex sindaco Carlo Fossati ha più volte scritto anche su questo blog.


Intanto, contenti dei risultati "degli altri", aspettiamo anche a Muggiò l’aria nuova che da Milano ha soffiato in tutta Italia.



3 commenti:

  1. Francesco Iannello30 giugno 2011 11:13

    Grande Alberto!

    ti aspettiamo qui in Calabria! :)

    il vento della politica italiana è cambiato!

    ora tocca soprattutto a noi giovani riformisti fare la nostra parte!!!

    un caro saluto e un abbraccio da Favelloni!

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Ciao Francesco, grazie. Si fa quel che si può. Io scendo a Favèlloni prossimamente a luglio. Ci vediamo presto, stesso posto, stesso bar. Come direbbe Ligabue.

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