martedì 27 aprile 2010

Il 25 aprile revisionista di Muggiò

Più forte di lui. Il sindaco Zanantoni ha ceduto ancora una volta all’irrefrenabile. Quella voglia matta di macchiare giusto un po’ le celebrazioni del 25 aprile.

Domenica mattina, baciato da un bel sole, di fronte ad una bella folla, è scivolato sulle (solite) brutte parole. “Per quanto può essere fastidioso per alcuni, bisogna ricordare che una grande parte dei partigiani non lottarono per la libertà, ma per l’instaurazione di una dittatura comunista”.

Tiè, giusto per sfregiare un po’ il ricordo. Tanto per beccarsi la consueta dose di fischi. Leggiucchiando qua e là tre fogli di discorso scritto da qualcun altro e passato sottobanco da mani amiche. Un intervento masticato per la primissima volta solo domenica mattina. E pronunciato tra qualche impaccio dialettico tipico di chi non ha studiato quello che sta per dire. Almeno, ci ha risparmiato lo strafalcione storico del 2000, quando riuscì ad attribuire i meriti della liberazione del nord Italia all’avanzata dell’Armata Rossa.

Fortuna che poi sono arrivati i ragazzi delle scuole medie e superiori premiati dal concorso di letteratura A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

“Ricordare diventa necessario, quasi un testamento universale scritto dal dolore di cui l’uomo stesso è stato causa ed effetto” ha scritto MariaCarmen, 5a B, prima classificata.

“Noi che viviamo oggi abbiamo il dovere morale di portare avanti la memoria e la vera cosa da fare, oltre studiarla, è capirla e comprenderla. Il passato non va mai dimenticato perché è parte del presente” ricorda Ilaria, 3a B, secondo posto.

Poi anche Erika (“Prima della Liberazione sembrava che il massacro di Marzabotto non fosse mai accaduto poiché le autorità naziste lo negarono tramite la stampa”), un Angelo latinista (“Historia magistra vita”), Anna (“Il silenzio non aiuta per niente, anzi il silenzio è complicità”), un’altra Erika (“Tenere viva la memoria fa riflettere su una parte così importante della nostra storia, segnata da passaggi di grande sofferenza, ma a cui – purtroppo – i nostri libri di storia dedicano poche righe”) e Federica (“Dobbiamo vigilare perché le nuove generazioni sappiano. Grazie al sacrificio dei tanti uomini e donne che combatterono contro la dittatura per la libertà di tutti gli italiani è nata la nostra Costituzione”).

Hanno chiuso loro la festa. Graffiata dalle frecciatine revisioniste di un sindaco maldestro.

2 commenti:

  1. Anch’io non sono d’accordo con l’affermazione di Zanantoni, che, tra l’altro, è il nucleo essenziale del pensiero di uno dei revisionisti più noti, il giornalista Giampaolo Pansa, che nel suo libro “La grande bugia” sostiene che i dirigenti e i militanti comunisti parteciparono alla Resistenza, combattendo contro i nazisti e i fascisti della Repubblica di Salò, solo con l’intenzione di instaurare un regime autoritario di stampo sovietico.
    Affermazione priva di qualsiasi fondamento storico, contraddetta dallo svolgimento dei fatti di quell’epoca che dimostrarono come la componente comunista delle forze politiche che parteciparono alla Resistenza (socialisti, cattolici, azionisti, liberali, monarchici …) assunsero sempre decisioni volte all’instaurazione di un sistema politico democratico di tipo occidentale.
    Dell’intervento di Zanantoni alla celebrazione del 25 aprile non condivido due altre affermazioni: quella secondo cui la lotta di liberazione fu una “guerra civile” e il termine “mattanza” usato per descrivere gli avvenimenti che seguirono il 25 aprile 1945.
    Benchè la Resistenza non sia stato un fatto coinvolgente la maggioranza degli italiani, ma solo quella relativa agli abitanti delle aree centro-settentrionali, essa non è stata affatto una guerra di italiani contro italiani, come, in Spagna nel 1936, si era avuto uno scontro di spagnoli contro spagnoli. In Italia, infatti, ci fu uno scontro di soldati e combattenti italiani, insieme agli alleati anglo-americani, contro gli invasori tedeschi e i collaboratori repubblichini; i primi combattevano in nome della democrazia contro una dittatura, i secondi (i repubblichini) combattevano a fianco delle SS hitleriane, sostenitrici della necessità di conquistare uno “spazio vitale” per la Germania nazista.
    Infine, è vero che dopo il 25 aprile si registrarono alcuni episodi – da condannare - ispirati alla vendetta nei confronti di chi aveva collaborato con i nazisti e i fascisti ma il termine “mattanza” è sicuramente eccessivo e ingiusto, mentre è coerente se usato per le stragi di popolazioni civili inermi perpetrate dai nazi-fascisi, per esempio, a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema, alle Fosse Ardeatine.
    Concludo augurandomi che alla prossima manifestazione del 25 aprile il Sindaco Zanantoni sappia interpretare correttamente i sentimenti di riconoscenza dei cittadini di Muggiò nei confronti di chi ha lottato e dato la vita per abbattere una dittatura e restituire al nostro Paese la libertà e la democrazia.

    Carlo Fossati

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  2. Per non appesantire il mio post non sono entrato nel dettaglio delle motivazioni anti Pansa-Zanantoni: lo faccio qui di seguito, seppur succintamente. Che i comunisti non parteciparono alla Resistenza avendo come secondo fine quello di instaurare una dittatura di stampo sovietico è dimostrato, tra l’altro, dai seguenti fatti: essi
    - parteciparono paritariamente ai Comitati di Liberazione Nazionale (CLN);
    - parteciparono – sempre paritariamente – al secondo governo Badoglio e ai governi Bonomi, che ebbero vita nell’Italia liberata del sud;
    - parteciparono al progetto di trasformazione della forma istituzionale dello Stato, da monarchia in repubblica;
    - furono d’accordo con tutti i partiti antifascisti nell’attribuire il comando unitario del Corpo Volontari della Libertà (CVL) al generale raffaele Cadorna, ufficiale di carriera, a-politico, designato dal governo del sud e dagli alleati anglo-americani;
    - contribuirono alla formulazione della nuova Costituzione (ricordiamo che Presidente dell’Assemblea Costituente fu il comunista Umberto Terracini).
    Concludo con un auspicio: che in avvenire il 25 aprile sia una giornata di festa, festa di tutto un popolo, festa di liberazione da una dittatura e, quindi, festa di libertà e democrazia e non venga vissuta, specie da chi riveste cariche istituzionali, con diffidenza e retropensieri.

    Carlo Fossati

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